Impatto degli ungulati (cinghiale) sulla biodiversità nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano

Il cinghiale (Sus scrofa) è inserito nell'elenco redatto dall'IUCN delle 100 specie animali e vegetali più invasive al mondo (Lowe S., Browne M., Boudjelas S., De Poorter M. (2000) 100 of the. World's Worst Invasive Alien species). 
Recentemente, un documento congiunto della IUCN e CBD (Invasive Species Agreement, novembre 2011) individua nelle specie aliene o invasive una grave minaccia per la conservazione della biodiversità sensu latu. Il cinghiale nell'Italia continentale è da considerarsi una specie autoctona ma invasiva a causa della sua eccessiva proliferazione: rispetto alla distribuzione e numerosità della specie agli inizi del '900, si sono verificati numerosi e importanti cambiamenti demografici e biogeografici che hanno visto incrementare in maniera considerevole le popolazioni del suide selvatico, anche all'interno delle Aree Protette. Benché generalmente l'attenzione all'interno dei Parchi Nazionali sia focalizzata sul problema dei danni causati dal cinghiale alle colture agricole, a causa delle implicazioni socio economiche del fenomeno, poco o nulla viene affrontato riguardo al problema dei danni causati alla biodiversità dal proliferare delle popolazioni di cinghiale. 
I Parchi Nazionali e le Aree protette in genere rappresentano il più importante "serbatoio" nazionale di biodiversità e, paradossalmente, mentre si concentrano risorse e energie per studiare e limitare gli impatti sulla biodiversità da parte di elementi di origine antropica o nei confronti di attività economiche, nulla viene dedicato a limitare la perdita di biodiversità ascrivibile al proliferare della fauna selvatica, in particolare quella causata dalle specie animali invasive, autoctone o alloctone che siano. 
Il presente progetto si prefigge come scopo principale il mettere a punto un protocollo standard di monitoraggio degli impatti del cinghiale e di alcune altre specie di ungulati selvatici 3
sugli habitat ed ecosistemi dei Parchi Nazionali Italiani interessati dal fenomeno dell'esplosione demografica di ungulati, attraverso la predisposizione di uno schema tipo di monitoraggio delle specie target (endemismi animali e vegetali o specie rare e localizzate presenti in più Parchi Nazionali) proponendo al contempo possibili soluzioni o specifiche attività di prevenzione del danno agli ecosistemi. In questo modo tutti i Parchi coinvolti nel progetto potranno misurare con gli stessi strumenti l'entità degli impatti o della perdita di biodiversità, adottando criteri comuni di mitigazione o prevenzione del fenomeno. 
Questo progetto potrebbe rappresentare così una sorta di laboratorio o start up per affrontare in maniera sistemica, problemi comuni e complessi che interessano la totalità delle aree protette nazionali.

dalla Premessa del progetto