Leonardo Sinisgalli/2

Milano, la capitale della tecnica

Milano, la capitale della tecnica
Dopo la laurea Leonardo Sinisgalli passò alla "conquista di Milano": una Milano magmatica, animata da straordinari fermenti culturali, che raccoglieva in un mirabile calderone, architetti, artisti, uomini d'affari, editori e giornalisti. Fondamentale sarà per il giovane ingegnere la ricca trama di relazioni e amicizie che intesserà in questo primo periodo meneghino. Cantatore, Gatto, Quasimodo, Zavattini, Fontana, Sereni, Solmi sono solo alcuni dei sodali che frequenterà nelle redazioni e nelle trattorie dei Navigli. Ma i primi tempi furono economicamente difficili, nonostante qualche collaborazione a «L'Italia letteraria» di Angioletti e Falqui e a «La lettura» di Emilio Radius.
Determinante fu la stima nei suoi riguardi di un Ungaretti già famoso, che all'inizio del 1934 urlò tutto il suo entusiasmo per il talento poetico del giovane ingegnere lucano. Sempre nello stesso anno, su suggerimento di Zavattini, Leonardo Sinisgalli partecipò a Firenze ai «Littoriali per la gioventù» e una giuria composta da Ungaretti, Bacchelli, Palazzeschi lo incoronò "Primo littore per la poesia". I versi delle sue tre poesiole, "Interno Orfico", "Costa" e "Prima voce", furono pubblicati subito sul «Corriere della sera», in un articolo del giornalista-scrittore Orio Vergani.
Con Alfonso Gatto pubblicò la monografia Atanasio Soldati (1934) e visitò con Le Corbousier l'Esposizione dell'Aereonautica di Milano.
Amareggiato per la difficoltà di trovare un lavoro stabile, si rifugiò nella natìa Montemurro, dove nel 1935 scrisse Quaderno di geometria, un omaggio ai fari della sua formazione scientifica e filosofica (Platone, Archimede, Leonardo, Leibniz e Pascal) e molte delle 18 poesie che pubblicherà l'anno successivo.
Ma le insistenze di Cantatore, Carrieri, Tofanelli e Zavattini e altri amici, lo riportarono a Milano dove iniziò per lui una stagione particolarmente fortunata. Intensificò la sua attività pubblicistica su riviste d'architettura e d'arredamento («Casabella», «Domus»); su riviste letterarie come «La lettura» e «L'Italia letteraria»; su mensili tecnico-scientifici come «Sapere». Frequentò lo studio Boggeri e la Galleria «Il Milione», divenne amico di Persico, di Pagano, di Terragni, di Lucini, di Nizzoli, di Munari, di Veronesi e di Giò Ponti, il grande architetto, con cui pubblicò prima Ritratti di macchine (1935), sull'amore per i congegni, e poi Italiani (1937).
Le 18 poesie (1936) furono pubblicate per le edizioni dell'amico Giovanni Scheiwiller su un libricino rosso, non più grande di un francobollo (7.5 per 9.5 cm), essendo razionata la carta al tempo dell'Impero.
Quelle poesie, inviate come strenna natalizia a Benedetto Croce e ad Angelo Silvio Novaro, s'imposero all'attenzione di critici quali De Robertis, che gli dedicò un famoso saggio sul primo numero di «Letteratura». Su consiglio dell'amico Alfonso Gatto, rispose ad un'inserzione e all'inizio del 1937 fu assunto dalla Società del Linoleum, del gruppo Pirelli, per organizzare convegni e collaborare alla redazione di «Edilizia Moderna», un periodico trimestrale. L'anno successivo, l'illuminato Adriano Olivetti, grande industriale e raffinato intellettuale, affascinato dalla lettura del Quaderno di geometria lo chiamerà a sé alla Olivetti, con il prestigioso incarico - di cui andrà sempre particolarmente fiero - di Responsabile dell'Ufficio Tecnico di Pubblicità.
I due anni passati alla Olivetti, in via Clerici, come Art director, furono segnati da una straordinaria fertilità creativa. Le sue vetrine a Milano in Galleria e a Roma in via del Tritone, così come i manifesti pubblicitari, che anticipavano le tecniche della pop-art, divennero un evento mondano, atteso e commentato.
Nel 1938 pubblicò Poesie, con 6 disegni di Domenico Cantatore per le Edizioni del Pesce d'Oro di Scheiwiller, Campi Elisi (1939), su cui scrivono subito Contini, Anceschi e Bo. Emilio Cecchi sul «Corriere della Sera» paragonò Sinisgalli per grandezza ad Ungaretti e Montale.