Leonardo Sinisgalli/3

Roma, gli anni della guerra e della Pirelli

Gli anni della guerra e il periodo romano: l'amore, libri e la radio
Con lo scoppio della guerra, Sinisgalli, il 16 giugno 1940, fu richiamato alle armi con il grado di ufficiale, prima in Sardegna e poi a Roma, dove nel 1942 pubblica sulle riviste «Primato» e «Prospettive», alcuni racconti dei Fiori pari, fiori dispari, nonché gran parte di Horror Vacui, uno zibaldone di pensieri in cui affiora l'enciclopedismo sinisgalliano, e alcuni saggi di Furor mathematicus.
Contemporaneamente conobbe, grazie a Velso Mucci e alla sua compagna Dora Broussard, Giorgia de Cousandier (1910-1978), la bionda baronessa, ammiratrice di Trilussa, in seguito vicedirettrice della «Voce dell'America», traduttrice, pubblicista, poetessa e narratrice.
Ad agosto 1943, un mese prima che sua madre muoia, esce per i tipi di Mondadori, Vidi le Muse, con la prefazione di Gianfranco Contini, che raccoglierà tutta la produzione compresa negli anni 1931- 1942 e segnerà l'ingresso di Leonardo Sinisgalli tra i poeti della prestigiosa collana dello «Specchio», insieme Cardarelli, Quasimodo, Ungaretti e Montale.
Non abbandonando mai la passione per i numeri, iniziò a lavorare alla versione piccola del Furor Mathematicus che uscì per i tipi di Urbinati l'anno successivo.
Ignaro della morte della madre, in una Roma ancora frastornata dall'armistizio dell'8 settembre, iniziò la convivenza con Giorgia e con il più piccolo dei suoi figli, Filippo. Il 13 maggio del 1944 fu tratto in arresto dalle S.S. che volevano informazioni su un amico scrittore e fu trasferito in via Tasso. Solo la prontezza di Giorgia e la sua discreta conoscenza del tedesco lo salvarono. Liberata Roma, a luglio si diresse alla volta di Montemurro, dove apprese della morte della madre e dove si fermò fino a inverno inoltrato con Giorgia e Filippo. L'accoglienza riservatagli fu imbarazzante e il clima triste. Eppure nonostante il malumore, compose, quasi in cerca di conforto, i filosofici dialoghetti de L'indovino.
Rientrato a Roma nel 1945, iniziò un periodo di grande fervore. Pubblicò Horror vacui, ma anche Fiori pari, fiori dispari, "28 capitoli di prosa confidenziale", che poi confluiranno nel 1948 in Belliboschi (Mondadori).
Contemporaneamente si dedicò all'attività traduttiva (L'anima e la danza di Paul Valery, Passeggero sulla terra di Julien Green, Centomani di Valéry-Larbaud) e a collaborazioni giornalistiche.
Con Velso Mucci, Nicola Ciarletta e Aldo Gaetano Ferrara, partecipò alla redazione del periodico «Il costume politico e letterario», al quale si accompagnarono le raffinate cartelle del Concilium Lithograficum.
Sulla rivista pubblicò a puntate il lungo saggio Intorno alla figura del poeta. Non tutto gli riuscì nel periodo romano. Molte delle sue proposte scientifiche e letterarie agli editori capitolini non andarono in porto, così come l'idea di una collana di classici della scienza che maturò insieme all'amico Sebastiano Timpanaro, direttore della Domus Galilaeana di Pisa.
Aperto ad ogni nuova esperienza, creò nel 1947, con il conterraneo Giandomenico Giagni una rubrica radiofonica culturale, all'insegna dell'eclettismo, che avrà notevole successo, il «Teatro dell'usignolo».
Il programma, che nella storia della Radio italiana è considerato il primo programma culturale della Rai, fu realizzato da Leonardo in collaborazione con Franco Rossi, alla regia e Gino Modigliani, responsabile delle musiche. La rubrica andrà in onda, in notturna, come un usignolo, ogni mercoledì dalle 23.20 a mezzanotte, fino a luglio 1949.
Sempre nel 1947 pubblicò ancora per Mondadori I nuovi Campi Elisi. I versi di questa raccolta sono spogliati del bagaglio di metafore e di analogie tipiche dell'ermetismo. Il linguaggio diventa più scarno e vigoroso. La voce è più limpida e affettuosa. Il dolore nazionale per la guerra si fonde con i lutti personali: il rimpianto per la morte di Sara, la sorellina, e della madre a cui era legatissimo. La Lucania da "dolce provincia" si trasforma in "dolorosa provincia".

Milano: dal cinema agli anni "Pirelli"
Nel 1948, l'anno di Belliboschi, Giuseppe Luraghi, divenuto direttore generale della Pirelli, ed estimatore del poeta-ingegnere già dai tempi della Linoleum e della Olivetti, lo assunse come Art director. Contemporaneamente alla chiamata di Luraghi, Sinisgalli, grazie alla disponibilità dei suoi professori, Severi e Fantappié, girò un documentario scientifico, una sorta di «Quark» ante litteram, dal titolo Lezione di geometria, sui solidi "superiori" di gesso, di cartone, di filo, conservati nel Seminario di matematica.
Il cortometraggio, in collaborazione con Virgilio Sabel e prodotto dalla Lux film, fu premiato al IX Festival Cinematografico di Venezia nel 1948. L'inno alle matematiche di Lautréamont che apriva il Quaderno di geometria del 1936, è ora una voce fuori campo che accompagna i primi fotogrammi. La lumaca è protagonista?
Stessa fortunata sorte avrà Millesimo di millimetro, cortometraggio, anch'esso scientifico, che gira insieme a Virgilio Sabel e che di nuovo vince alla Mostra del Cinema del 1950. L'attenzione questa volta è rivolta ai micron e alla precisione delle macchine.
Insieme ad Arturo Tofanelli, che è solo il direttore responsabile, Sinisgalli fondò e diresse l'house organ «Pirelli», la rivista aziendale del gruppo. In poco tempo «Pirelli» diventò una rivista dagli orizzonti più vasti di un semplice notiziario aziendale.
Favorì il dialogo tra artisti e scienziati, tra bello e utile, sotto l'egida di un Sinisgalli prodigo di "idee nuove, di originali e intelligenti iniziative che scossero la polvere accatastata da molti anni sul molosso invecchiato", come disse Luraghi.
Sinisgalli seguì quindi l'attività di propaganda dell'azienda, sia attraverso la pubblicità dei prodotti, sia attraverso conferenze e mostre. L'enorme suola con lo slogan "Camminate Pirelli", campeggerà su tutte le strade d'Italia sul finire degli anni Quaranta.
Per un fine poco poetico Sinisgalli non esitò a servirsi di una licenza poetica, tramutando il verbo da intransitivo a transitivo, con una straordinaria innovazione linguistica. Non pochi si scandalizzarono. Come quando compose versi per reclamizzare le singolari caratteristiche di uno pneumatico.
Il 1950 fu l'anno del Furor mathematicus per la Mondadori. Si trattò di una versione ampliata del primo Furor ed includeva tutti i suoi scritti di matematica, di geometria, di architettura, di arte e artigianato, di tecnica e storia della scienza. È la massima espressione dell'eclettismo sinisgalliano, per il gusto della mescolanza e del vagabondaggio tra le discipline, per il forte senso della curiosità, per l'aspirazione al compendio del sapere.