Leonardo Sinisgalli/4

La Civiltà delle Macchine. Oltre la poesia

Civiltà delle macchine
Il passaggio del suo nume tutelare, Luraghi, alla Finmeccanica interruppe nel 1952 la stagione milanese di Sinisgalli, che venne chiamato per dirigere l'Ufficio Pubblicità e Propaganda dell'imponente multinazionale statale che controllava ben 29 aziende.
Per conto della Finmeccanica fondò e diresse nel 1953 «Civiltà delle macchine», la prestigiosa rivista aziendale che curò per 32 numeri fino al secondo numero del 1958.
Nella sede romana, con un unico redattore, il fratello Vincenzo, due segretarie e un fattorino, Sinisgalli aprì agli umanisti il mondo delle macchine e ai tecnici lo spirito delle litterae. La guerra era ormai
un ricordo.
L'eco della rivista, che era curatissima anche nella grafica, oltre che a colori, travalicò i confini nazionali (vi era perfino una sezione in inglese) e diventò perno di un'immensa tavola rotonda a cui parteciparono le più grandi menti del secolo, senza preclusione alcuna (Argan, Paci, Ungaretti, Fortini, Ceccato, Mumford, Burri ecc).
Nel 1956 la rivista finanziò la costruzione del primo robot l'Adamo II (il nome è di Sinisgalli) di Silvio Ceccato. Il prototipo venne presentato alla Mostra Italiana dell'Automazione e degli Automatismi del 1956, inaugurata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, destando meraviglia e interesse in tutto il mondo.
Durante e dopo gli anni di Civiltà delle macchine: dal cinema alla pubblicità e al disegno
Il 4 agosto del 1953 si spense il padre e l'eredità fu divisa. A lui spettò la casa sul fosso di Libretti dov'era nato; le due vigne (tremila viti), curate personalmente per 30 anni da Vito, senza alcun aiuto, furono vendute. Grande fu il rammarico del Poeta, soprattutto per la "vigna vecchia", la vigna che la madre aveva portato in dote al padre con il matrimonio e che, pur essendo un fazzoletto, era stata particolarmente fertile.
La vigna vecchia divenne il titolo della nuova raccolta poetica che pubblicherà nel 1956. La poesia è rosa dal tarlo dell'essenzialità. È al limite della prosa. Nell'ultima sezione "L'albero delle rose", trascrive dal dialetto lucano, riprendendo una tesi di laurea della d.ssa Andretta di Potenza, canti popolari e filastrocche. La sua attenzione, sempre viva per i giochi, per i rituali, per le tradizioni si sostanzia in un lavoro quasi "etnografico", sul proprio dialetto e sulla propria cultura.
L'amore per il cinema, dopo i due fortunati cortometraggi con cui aveva vinto la IX e la X edizione della Biennale di Venezia del 1940 e 1950: Lezioni di geometria e Millesimo di millimetro, non si era sopito. Tra le altre esperienze del genere ci furono anche due documentari, mai resi pubblici: Dalla A alla Z e La vita silenziosa. Di quest'ultimo si parlò sulla rivista «Cinema», nel n. 53 del 30 dicembre 1950. Il progetto oltre a Sinisgalli coinvolgeva Vittorio De Sica e Michelangelo Antonioni.
Del 1952 fu invece Il cappotto, tratto da Gogol, regia di Lattuada; Sinisgalli collaborò alla stesura della sceneggiatura. Protagonista fu Renato Rascel. Nel periodo di «Civiltà delle macchine», nel 1954, Sinisgalli ritornò al cinema, dirigendo una collana di «Scienza e poesia». Uscirono dieci cortometraggi a colori: Il tempo, Le misure, 330 al secondo, Eternamente inquieta, Il mondo alla rovescia, Incredibile ma vero, Le macchine non fanno paura, I segreti dell'acciaio, Gli specchi, Magia dell'elettricità.
Gli anni Cinquanta, per Sinisgalli, in bilico tra Roma e Milano, furono anni di grande movimento e di grande impegno. Per le aziende della Finmeccanica curò slogan, escogitò nomi, come "Proteus" un elettrodomestico che frullava, tritava e spremeva ("Giulietta" e "Romeo" dell'Alfa nascono su suggerimento
di Giorgia), curò mostre tra cui nel 1955 quella dedicata all'"Arte e industria", in collaborazione con Enrico Prampolini presso la Galleria d'arte moderna di Roma. Collaborò assiduamente al «Corriere d'informazione» su invito di Gaetano Afeltra, e al «Corriere della sera». La sua fama era all'apogeo.
Con l'uscita di Luraghi, suo nume tutelare, dalla Finmeccanica e con il passaggio della testata all'Iri, iniziò la ristrutturazione e con essa il lento declino.
Nel 1958, con il numero di marzo-aprile, Sinisgalli abbandonò la direzione, indignato e amareggiato.
L'uscita dalla rivista, coincise con il suo ingresso all'Agip, dove fu chiamato come consulente da Enrico Mattei. Il lavoro di propaganda pubblicitaria per le benzine, le stazioni di servizio, i lubrificanti, i detersivi fu frammezzato, in questi anni, da mostre, rassegne e shorts.
Sempre in quest'anno l'amore per il disegno, iniziò ad assumere i caratteri della regolarità, quasi compensare le difficoltà di una "Musa decrepita", senza però comprometterne gli esiti. La lunga consuetudine con gli artisti, sia a Roma che a Milano, la passione coltivata in casa da Filippo, il figlio di Giorgia, l'esperienza maturata nel settore pubblicitario, l'immagine considerata come sintesi poetica, lo spinsero tra le braccia di un'altra Musa meno esigente e più comprensiva.
Durante uno dei suoi lunghi viaggi di lavoro in Medio Oriente, nel 1959, fu al Cairo in occasione del montaggio di una imponente sonda in una esposizione petrolifera. Ad accompagnarlo un padre spirituale e un amico: Giuseppe Ungaretti, che poté così rivedere la sua patria, essendo nato ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi.

Gli anni sessanta: il disegno, la pubblicità, la radio e le riviste oltre alla poesia
Sono anni di frenetica attività di viaggio (Iran, Marocco, Austria, Francia, Cecoslovacchia, Stati Uniti,
Inghilterra, Giappone, Tailandia ecc.), sia perché legata alle dimensioni internazionali dell'azienda voluta da Mattei, sia perché, nel 1961 diventò consulente part time dell'Alitalia. Nello stesso anno vinse, insieme a Tristan Tzara, il premio di poesia «Etna-Taormina» e iniziò la collaborazione a «Paese sera».
La passione del ritratto e del disegno, iniziata come ludus, insieme a Filippo, si consolidò e lo accompagnerà, sempre più intensamente, fino alla fine dei suoi giorni. Mentre lavorava ancora per l'Eni, a maggio del 1962, a Milano nella «Galleria Apollinaire» iniziò ad esporre i suoi lavori. E nel dicembre dello stesso anno nella libreria «Ferro di Cavallo» di Agnese De Donato, a Roma inaugurò una personale con 23 ritratti, presentata da Libero De Libero.
Prese l'abitudine di accompagnare i suoi versi o i suoi grumi di prosa ad acqueforti, litografie e disegni, sia propri che di grandi artisti. Ne nacquero preziosi volumetti a tiratura limitata e di grande valore artistico e grafico.
Sempre nel 1962 pubblicò L'età della luna, dove raccolse poesie e piccole prose di riflessione scritte tra il 1956 e il 1962. Sinisgalli non è più il poeta dalle metafore incendiarie. Il suo impegno letterario appare costantemente contaminato dall'interesse scientifico. Lo sconfinamento è continuo e imprevedibile, ed è cronologicamente crescente sia nelle prose che nelle poesie. .... continua....