Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano si caratterizza non solo per le meraviglie naturalistiche, ma anche perché si estende in un’area ricca di una storia millenaria, nel cuore della Magna Grecia. All’interno del territorio del parco rientra infatti uno dei siti archeologici più importanti dell’intera Basilicata: in località Torre di Satriano il paesaggio è caratterizzato da un’altura sulla quale si erge una torre normanna. Quest’area ha restituito tracce di frequentazione antropica già dal secondo millennio a. C. ma è dall’VIII sec. a.C. che l’altura viene insediata con un abitato complesso organizzato in piccoli nuclei distribuiti su diverse terrazze. L’area è stata indagata a partire dagli anni ’60 da Ross Holloway, poi negli anni ’80 da Emanuele Greco, mentre sono tuttora in corso gli scavi della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, diretti da Massimo Osanna.
Nell’età del Ferro Torre di Satriano si configura già come uno dei principali abitati della Lucania settentrionale, insieme a Baragiano, Atena Lucana e soprattutto Serra di Vaglio. Quest’area era frequentata dai Peuketiantes, genti di cultura diversa dagli Enotri, che abitavano invece le vallate dell’Agri e del Sinni: rispetto a questi ultimi infatti sono attestate differenze nei riti funebri e nelle forme e decorazioni ceramiche.
A partire dalla fine del VII sec. a. C. l’area conosce un incremento demografico: a questo periodo viene ascritto l’edificio di grosse dimensioni, con tramezzo ligneo e pianta rettangolare absidata, scavato sul pianoro a sud est dell’altura. Questa struttura monumentale prevedeva una distinzione funzionale dei diversi ambienti, destinati all’uso abitativo, allo stoccaggio e alla conservazione delle derrate, alla cottura e al consumo dei cibi; l’edifico era costruito, intagliando il banco roccioso naturale, con una base di grosso pietrame, sulla quale era posto l’elevato in pisè, ovvero in argilla umida compattata in casseformi lignee smontabili. E’ probabile che la struttura, abbastanza isolata, fungesse da residenza di un personaggio di rango: l’edificio quindi, oltre alla funzione abitativa, doveva configurarsi anche come luogo di riunione delle èlites locali.
Sul versante settentrionale è stato rinvenuto un altro edificio, databile alla metà del VI sec. a. C., caratterizzato dall’eccezionalità dell’apparato decorativo. La struttura scandita da due vani rettangolari con copertura a doppio spiovente, presentava al di sotto delle sime (parti terminali della cornice, spesso fornite di fori per lo scarico dell’acqua piovana dai tetti) un fregio figurato continuo, dello stesso tipo di quello noto a Braida di Vaglio, conosciuto come “fregio dei cavalieri”: vi sono raffigurati al centro due guerrieri in duello, con alle spalle di ognuno una coppia di cavalli con scudieri: accanto ai cavalli di sinistra è presente un cane, accanto ai cavalli di destra invece è presente un airone. Il fregio, ascrivibile alla metà del VI sec a. C., di chiara matrice tarantina con qualche influenza corinzia, è stato elaborato a Taranto: infatti vari confronti rimandano alla cultura figurativa tarantina e della sua madrepatria Sparta. La decorazione architettonica è testimoniata anche dal rinvenimento di due statue acroteriali, una delle quali raffigura una sfinge, anch’essa ispirata a modelli tarantini, ma realizzata con materiale locale. Alla fine del VI sec. a. C. l’edificio viene monumentalizzato con decorazioni di forte matrice ellenica: le èlites locali rielaborano, infatti, i modelli figurativi greci per affermare il loro ruolo di eminenza all’interno della comunità. Pertanto la monumentalizzazione finalizzata a questo scopo non interessa tanto, nelle comunità indigene, gli spazi pubblici, quanto quelli residenziali.
Nel corso del V sec. a. C. il mondo indigeno fortemente influenzato dalla cultura greca si avvia al tramonto, con l’emergere dei Lucani, genti di stirpe osco-sabellica, che soprattutto dalla metà del IV sec. a. C., prediligeranno nuove dinamiche insediative del territorio. I Lucani, come nel resto della regione, si insedieranno su una rete capillare di piccoli abitati rurali organizzati da un polo centrale che Torre di Satriano viene ad assumere per quest’area: l’abitato verrà racchiuso a fine IV sec. a. C. da un imponente muro di fortificazione al cui interno viene impiantato un luogo sacro in connessione alla presenza di acque sorgive, le quali nel mondo lucano presentano sempre una forte matrice sacra. Inoltre la scelta del luogo sacro è dettata dalla centralità del sito in relazione ad assi viari utilizzati per la transumanza delle greggi. Il santuario si presenta come un edificio quadrato coperto da un tetto a doppio spiovente e posto all’interno di un recinto sacro in muratura.
La frequentazione dell’area sacra è attestata fino al I sec. d. C., mentre l’abitato risulta abbandonato già dal II sec. a. C., probabilmente in relazione alla fondazione di un nuovo polo urbano, Potentia, strettamente connesso alla romanizzazione del territorio.
Nell’alto medioevo l’altura di Torre di Satriano sarà nuovamente insediata: nasce Satrianum, nuovo centro organizzativo del territorio e sede di diocesi. Gli scavi recenti hanno interessato anche l’area della cattedrale, impiantata nell’XI sec. d.C. e impostata su tre navate absidate. A ovest della chiesa sono stati scavati altri edifici appartenenti allo stesso arco cronologico, come l’episcopio, nei pressi del quale è stata indagata un’importante area cimiteriale. L’abbandono dell’abitato si data al XV sec. d. C.

Fig. 1. L’altura di Torre di Satriano con le indicazioni delle mura di fortificazione e della localizzazione del santuario lucano (immagine da Osanna, Sica 2005).
Fig. 2. Planimetria di scavo del santuario lucano (immagine da Osanna, Sica 2005).
Fig. 3. Disegno e fotografia del fregio figurato continuo dell’edificio monumentale di metà VI sec. a.C, con la raffigurazione di due guerrieri in duello, con alle spalle di ognuno una coppia di cavalli con scudieri: accanto ai cavalli di sinistra è presente un cane, accanto ai cavalli di destra invece è presente un airone (immagine da http://www.unibas.it/SSA/satriano.htm).
Fig. 4. Sfinge fittile, probabilmente utilizzata come statua acroteriale, ispirata a modelli tarantini, ma realizzata con materiale locale, databile al VI sec. a.C.
Fig. 5. Resti dell’abitato medievale di Satrianum (immagine da http://www.unibas.it/SSA/satriano.htm).
Fig. 6. Cattedrale, episcopio e torre della città medievale di Satrianum (immagine da http://www.unibas.it/SSA/satriano.htm).

Copyright testo e immagini (ove non inseriti altri riferimenti) di Francesco Tarlano.

Bibliografia essenziale:
1. R. Ross Holloway, Satrianum: the archeological investigations conducted by Brown University in 1966 and 1967, Providence 1970.
2. Satriano: 1987-1988 : un biennio di ricerche archeologiche, Soprintendenza archeologica della Basilicata (a c.), Potenza 1988.
3. M. Osanna, M.M. Sica, (a c.), Torre di Satriano I. Il santuario lucano, Venosa 2005.

Vedi:
1. Dalla preistoria all’età ellenistico-lucana
2. Il santuario lucano di Armento – Serra Lustrante