Dopo la caduta dell’impero romano il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano fu di nuovo teatro di storie affascinanti, caratterizzate da un nuovo rapporto tra uomo e natura. Tra il tardo antico e l’alto medioevo la Lucania doveva presentare vaste zone di rarefazione abitativa, dominate dall’incolto e dal bosco, e l’uomo tornò a vivere in stretto contatto con la natura e con il mondo selvatico: ad esempio in numerose agiografie dell’epoca il lupo o l’orso non erano più visti come temibili predatori, ma talvolta come animali coi quali spartirsi il cibo, o in competizione durante la caccia: l’uomo infatti non fu per alcuni periodi in grado di soddisfare i propri bisogni a causa delle difficoltà nella gestione dell’economia agricola, quindi tornò a essere cacciatore e raccoglitore.
Dalla seconda metà del VI sec. d.C., a causa della guerra greco-gotica e di carestie e malattie come la peste bubbonica, si verificò un forte spopolamento, e in alcune zone la decadenza già in atto si accentuò. Nell’VIII-IX sec. molti centri romani erano ormai quasi scomparsi, per poi risorgere in luoghi diversi: emblematico è il caso di Grumentum. vescovile dal 370, Grumentum doveva avere la cattedrale presso la chiesa di Santa Maria Assunta, posta in posizione marginale all’interno dell’area urbana, non lontana dall’anfiteatro: la chiesa è infatti definita parochiae ecclesiae Grumentinae papa Gregorio Magno. Lo sviluppo urbano ed economico di Grumentum subisce un brusco arresto a partire dalla prima metà del V sec. d.C., probabilmente legato a un episodio traumatico, a seguito del quale si avviò un vasto processo di riorganizzazione economica e territoriale della vallata: il ruolo centrale della città si esaurisce, a vantaggio di un popolamento a carattere sparso. L’unica fonte a disposizione sugli avvenimenti grumentini prima dell’anno 1000 è l’agiografia di San Laverio, redatta da Roberto de Romana, di Saponara, nel 1162, i cui dati però contrastano spesso con le evidenze archeologiche: vi si narra infatti che la città subì una prima distruzione da parte dei Saracenisotto il pontificato di Giovanni VIII, ovvero tra l’872 e l’882. A causa di una seconda distruzione ascrivibile a fine IX sec., gli abitanti si sarebbero trasferiti al castrum arae Saponae, ovvero sul colle dell’odierna Grumento Nova: la fondazione del centro d’altura si daterebbe al pontificato di Agapito II, attorno al 950. La sede vescovile, già trasferita a Marsico Nuovo, viene ancora definita “grumentina” nelle bolle papali fino al 1123.
Il declino, accelerato dalla guerra greco-gotica, e dalle conseguenti epidemie e carestie, si è riflettuto nell’incapacità da parte dell’uomo, anche per motivi demografici, di mantenere in vita le infrastrutture che assicuravano un corretto deflusso delle abbondanti acque superficiali del bacino dell’alta valle. Inevitabilmente, l’impossibilità di gestire le canalizzazioni e le opere di regimentazione delle acque, necessarie per uno sfruttamento agricolo intensivo dell’area quale doveva essere quello di età imperiale, ha creato fenomeni di dissesto e alluvionamenti, mentre la macchia e le foreste prendevano il sopravvento sugli spazi coltivati. La rimessa a coltura della valle fu possibile grazie all’opera dei monaci dissodatori, che si insediarono in numerosi monasteri, come ad esempio Santa Maria de Petra a Viggiano, posta su uno sperone isolato, e San Giuliano a Grumento Nova, in località Rungi (toponimo che deriva dal latino runcare, ovvero “disboscare”, e indica la rimessa a coltura di aree boscose, presso il “Vallone dell’Orso”, che identificava una zona ricca di vegetazione e di fauna selvatica prima dell’opera di disboscamento attuata da questo nuovo centro di gestione del territorio). La localizzazione precisa del monastero resta ignota, ma è probabile che questo vada identificato con i ruderi presso la cappella della Madonna di Monserrato.Le vallate dell’Agri e del Sinni soprattutto furono meta di monaci che, dalle coste, raggiunsero l’interno per sfuggire agli attacchi saraceni. Una forte spinta all’aggregazione insediativa fu data quindi dall’opera di santi come San Vitale e San Luca di Demenna: entrambi, giunti in Val d’Agri dalla Sicilia, ebbero forti contatti con le plebi rurali. Dalle agiografie sappiamo dei loro viaggi nella valle. San Luca ricostruì il monastero di San Giuliano e San Laverio a Grumento, e fondò due nuovi monasteri ad Armento, dove morì nel 984. San Vitale fondò i monasteri di Sant’Elia a Missanello e Turri a Guardia Perticara.
Dal X sec. si avvertirono gli effetti di una ripresa demografica che si sviluppò nei tre secoli successivi, e vide il passaggio dall’egemonia bizantina a quella normanna nella regione. Tra XI e XII sec. i monasteri bizantini in declino furono sottomessi all’abbazia benedettina della SS. Trinità di Cava dei Tirreni: tra questi nell’alta Val d’Agri ricordiamo San Giovanni a Marsicovetere, San Pietro a Tramutola; a fianco a questi furono fondati monasteri latini come Santo Stefano a Marsico Nuovo, databile al 1077-1089.
Nella seconda metà dell’XI sec. scompaiono numerosi insediamenti greci, mentre altri sono annessi ai monasteri benedettini. Il monastero di Santa Maria de Petra a Viggiano detiene il monastero di San Giuliano a Grumento: lo perderà sul finire del Quattrocento, quando, ormai decaduto, sarà annesso a Santa Maria della Giustizia di Taranto, e, insieme a questa, alla Congregazione di Monteoliveto. Le prime menzioni di ospedali (dal latino hospitalia, quindi in primo luogo aree di ristoro e di riposo, quindi di guarigione) si hanno lungo le direttrici di traffico: a Marsico Nuovo nel XII sec. l’ospedale di Porta Nova doveva versare unum squifatum alla Sede apostolica, mentre in un Quaderno delle decime pontificie del Regno di Napoli del 1478 vengono enumerati, tra gli altri, l’ospedale di Santa Maria dei Martiri a Marsicovetere, l’ospedale di San Giovanni a Sarconi e ben quattro ospedali a Saponara di Grumento: Sant’Antonio, l’Annunziata, San Giacomo e Santa Margherita.
Tra la fine del XII sec. e gli inizi del XIII sec. la capacità espansiva del monachesimo, sia benedettino, sia italo-greco, può dirsi esaurita. Il ritorno a una struttura insediativa di tipo urbano si avrà nuovamente solo a partire dall’XI sec., quando si svilupperanno e si consolideranno su siti i borghi fortificati di Saponara di Grumento, Marsico Nuovo, Marsicovetere, Moliterno, Viggiano, Montemurro. In alcuni di questi (Grumento Nova, Marsico Nuovo) sono chiaramente documentate cinte murarie medievali (ad esempio in località La Civita di Marsico Nuovo), oltre ai castelli, presenti in molti di questi centri.
Questo nuovo assetto abitativo resterà attivo fino all’età moderna: solo negli ultimi 100 anni si sono nuovamente sviluppati grossi abitati di pianura (Paterno, Villa d’Agri, Sarconi), accanto ai quali continuano a sopravvivere i borghi medievali. Bibliografia essenziale: 1. C. D. Fonseca (a c.), Storia della Basilicata, 2, Il Medioevo, Roma-Bari 2006. 2. L. Giardino, Grumentum e Metaponto: due esempi di passaggio dal tardoantico all’altomedioevo in Basilicata, in «Mélanges de l’Ecole Française de Rome, Moyen Age – Temps Modernes», Rome-Paris, 103, 1991, pp. 827-858. 3. F. Tarlano (a c.), Il territorio grumentino e la valle dell’Agri nell’antichità. Atti della Giornata di Studi Grumento Nova (Potenza), 25 aprile 2009, Bologna 2010. Vedi: 1. Storie e leggende dei primi Cristiani in Val d’Agri Fig. 1. Grumento Nova: il retro della cappella di San Laverio (immagine da www.grumentum.net). Fig. 2. Viggiano, località Santa Barbara. Ruderi della chiesa di Santa Maria de Petra. Fig. 3. Planimetria della chiesa di San Marco, presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, a Grumento Nova (immagine da www.grumentum.net). Copyright testo e immagini (ove non inseriti altri riferimenti) di Francesco Tarlano.