Nel corso del Pleistocene (che va da 2.588.000 anni fa fino a 11.700 anni fa circa) la geografia fisica della valle si presentava in maniera totalmente diversa da come la vediamo adesso: l’intera piana dell’Agri era coperta da un bacino lacustre naturale, e lungo le sponde doveva vivere una fauna diversificata, tra cui l’elephas antiquus, i cui resti, risalenti all’incirca a 500.000 anni fa (Paleolitico Inferiore), rinvenuti in località San Giuliano a Grumento Nova, sono tuttora conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri. Anche l’uomo che abitava la zona viveva prevalentemente di caccia e di raccolta.
Frequentazioni umane, probabilmente dello stesso periodo, dunque sono attestate in alta Val d’Agri: il dato archeologico ci conferma la presenza di industrie litiche a Marsico Nuovo, a Paterno in località Civita e a Moliterno in località Murgia Sant’Angelo. Questi ultimi due siti presentano una continuità di insediamento anche nel Neolitico (VI-IV millennio a.C.) e, probabilmente nell’Eneolitico (III millennio a.C.), periodo al quale si ascrivono i rinvenimenti di resti di capanne, vasi d’argilla, resti di strumenti litici e ossei anche a Viggiano e Marsicovetere.
Nella successiva età del Bronzo, che va dalla fine del III millennio a.C. circa a tutto il II millennio, l’uomo si insediava sia in siti d’altura che in villaggi lungo il fondovalle: nei territori di Viggiano e di Marsicovetere, sono state scavate due necropoli con imponenti strutture a tumulo e ricchi corredi ceramici che documentano l’esistenza di comunità umane ben strutturate socialmente.
Durante l’età del Ferro (IX-VIII sec. a. C.), i siti prevalentemente insediati si collocano sui crinali o su alture isolate, per un più diretto controllo del territorio. Nell’alta valle dell’Agri, l’inizio dell’età del ferro è scarsamente documentato, mentre nella media e bassa valle del fiume si sviluppano realtà insediative di cultura enotria, conosciute soprattutto attraverso le ricche necropoli di Guardia Perticara, Alianello, Serre di Roccanova e San Brancato di Sant’Arcangelo: i materiali rinvenuti testimoniano contatti tra le realtà locali e le colonie della Magna Grecia.
Particolarmente importante risulta l’abitato di altura di Torre di Satriano, posto su un colle tra le valli del Melandro e del Noce, che si data a partire dall’VIII sec. a.C., periodo in cui doveva strutturarsi un villaggio organizzato a piccoli nuclei. Tra VII e VI sec. a.C. l’incremento demografico portò a insediare l’area con una densità maggiore, lungo i terrazzi meglio esposti dell’altura. Lo scavo, a opera della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, è tuttora in corso, e riserva continue sorprese.
In Val d’Agri, a partire dalla fine del V sec. a.C. si assiste a una fase di passaggio dall’ethnos enotrio a quello lucano: le colonie greche vengono conquistate, e l’interno, soprattutto nella seconda metà del IV sec. a.C., viene occupato capillarmente, con insediamenti fortificati (individuati a Marsico Nuovo, a Moliterno in località Madonna del Vetere e a Tramutola in località Castelli), fattorie sparse (come quella in località Valdemanna a Marsicovetere, oppure il complesso di Piani Parete a Montemurro), villaggi di pianura (in località Mattinella di Marsicovetere), di bassa collina e insediamenti sparsi (come l’edificio monumentale di Masseria Nigro a Viggiano, probabile luogo di riunione dell’élite lucana), santuari (come quello di San Marco a Grumento Nova, e soprattutto come quello, importantissimo, di Serra Lustrante ad Armento, datato tra il IV e il III sec. a.C, e dedicato a Eracle associato a una divinità femminile protettrice delle acque).
Alla fine dello stesso secolo alla presenza lucana si affianca un altro popolo che sarà protagonista nelle vicende della valle: i Romani. Nei primi decenni del secolo successivo l’intervento di Roma provocò infatti l’abbandono di gran parte degli abitati lucani, i quali verranno riconvertiti in insediamenti agricoli e produttivi, e le genti saranno utilizzate anche per popolare la nuova realtà urbana: Grumentum.

Bibliografia essenziale
1. S. Bianco, A. Preite, E. Natali, Antropizzazione pre-protostorica nell’alta valle dell’Agri, in F. Tarlano (a c.), Il territorio grumentino e la valle dell’Agri nell’antichità. Atti della Giornata di Studi Grumento Nova (Potenza), 25 aprile 2009, Bologna 2010, pp. 21-38.
2. P. Bottini (a c.), Il Museo Archeologico Nazionale dell’alta Val d’Agri, Lavello 1997.
3. M. Osanna, M.M. Sica, (a c.), Torre di Satriano I. Il santuario lucano, Venosa 2005.
4. A. Pellegrino, La sepoltura neolitica in località “Molinara”, in F. Tarlano (a c.), Il territorio grumentino e la valle dell’Agri nell’antichità. Atti della Giornata di Studi Grumento Nova (Potenza), 25 aprile 2009, Bologna 2010, pp. 39-44.
5. A. Russo, Bollettino di Archeologia 35-36. Armento, Roma 1995.
6. A. Russo (a c.), Con il Fuso e la conocchia. La fattoria lucana di Montemurro e l’edilizia domestica nel IV secolo a.C., Lavello-Potenza 2005.

Vedi:
1. Il sito archeologico di Torre di Satriano
2. Il santuario lucano di Armento – Serra Lustrante
3. Il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri

Fig. 1. Marsicovetere, località Barricelle: sepolture neolitiche (immagine da Pellegrino 2010).
Fig. 2. Torre di Satriano: scavo delle fortificazioni lucane (immagine da Osanna 2005).
Fig. 3. Viggiano, località Masseria Nigro: edificio monumentale lucano (immagine da Russo 2005).
Fig. 4. Montemurro (PZ), località Fosso Concetta – Gracalicchio: cinturone in bronzo dalla tomba 5 della necropoli lucana, ora al Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri – Grumento Nova (immagine da Bottini 1997).
Fig. 5. Montemurro (PZ), località Fosso Concetta – Gracalicchio: vasi figurati dalla tomba 9 della necropoli lucana, ora al Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri – Grumento Nova (immagine da Bottini 1997).
Fig. 6. Serra Lustrante di Armento: i resti del santuario lucano (immagine da Russo 1995).

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