La geologia dell’Italia Meridionale è caratterizzata da tre principali domini a sud-ovest è localizzata la Catena Appenninica, costituita da una complessa associazione di unità tettoniche; ad est si riconosce l’area di avanfossa (Fossa bradanica), depressione colmata da sedimenti argilloso-sabbioso-conglomeratici, mentre la porzione più orientale è costituita dai carbonati della Piattaforma Apula, che rappresenta l’avampaese della Catena Appenninica (Fig. 1).

I rapporti tra questi domini sono riconoscibili nella sezione di Fig. 2, dove si può notare che la Catena Appenninica è costituita da più unità tettoniche che si sono sovrapposte con vergenza orientale. La parte inferiore della sezione è costituita da una porzione dell’originario avampaese, sepolta sotto la Catena Appenninica, interessata da pieghe e sovrascorrimenti (Monaco et al., 1998; Menardi Noguera & Rea, 2000; Lentini et al., 2002). In prossimità dell’estremo nord-orientale della sezione, al di sopra la Piattaforma Apula, sono presenti i depositi di avanfossa, che vengono in parte sovrascorsi dalle unità della Catena Appenninica.

Ridisegnata da Prosser et al. (1996) e da Tavarnelli e Prosser (2003). La traccia della sezione è riportata in (Fig. 2). Si possono notare i rapporti tra le varie unità tettoniche che compongono l’Appennino Meridionale.
Il territorio del Parco ricade tutto nel dominio della Catena appenninica le cui unità tettoniche derivano dalla completa inversione di bacini, separati da piattaforme, individuati in seguito alla tettonica estensionale del Trias medio e del Retico-Lias (D’Argenio et al., 1973) (Fig. 3).

Mostardini & Merlini (1986) individua un bacino principale (Bacino Lagonegrese-Molisano) localizzato tra la Piattaforma Appenninica e quella Apula, quest’ultima a sua volta divisa in due porzioni da un bacino minore (Apulo). Questi domini paleogeografici erano situati in corrispondenza del margine sud-orientale dell’oceano della Tetide, un braccio di mare che separava nel mesozoico il dominio africano da quello europeo.
I domini paleogeografici mesozoici hanno originato le unità tettoniche che costituiscono la Catena Appenninica, che si sono sovrapposte a partire dal Miocene inferiore. Da ovest verso est si riconoscono le Unità Liguridi, derivanti dalla deformazione del dominio oceanico tetideo, che sovrascorrono sulla Piattaforma Appenninica (Fig. 1b). A sua volta questa unità giace tettonicamente sopra i sedimenti del bacino lagonegrese, interessati da numerose pieghe e sovrascorrimenti.

Nella sezione geologica (Fig. 2) ai sedimenti lagonegresi sono state associate le unità Sicilidi e Irpine, che affiorano più frequentemente nella porzione frontale della catena. Le Unità Sicilidi sono prevalentemente costituite da argilliti e marne molto deformate, mentre le Unità Irpine sono caratterizzate da sedimenti silico-clastici, che registrano la progressiva deformazione della Catena Appenninica.

Unità Liguridi
Queste unità derivano da un prisma di accrezione di età oligocenica, che ha incorporato rocce provenienti dal fondo oceanico e da porzioni di crosta continentale, in seguito alla subduzione verso ovest della crosta oceanica appartenente al dominio ligure della Tetide alpina (Knott, 1994). Le unità liguridi affiorano unicamente nella porzione interna della catena. In particolare, nell’area compresa tra Monte Raparo e Monte Sirino, nell’area settentrionale del Monte di Viggiano e nel territorio di Tramutola (Fig. 3). La litologia è caratterizzata da sedimenti di mare profondo deformati e talvolta metamorfosati, contenenti frammenti di crosta continentale e oceanica (ofioliti), ricoperti in discordanza da depositi silico-clastici di ambiente marino profondo rappresentati dal Flysch di Albidona e dalla Formazione del Saraceno. Inoltre, nell’area di Tramutola e Viggiano affiora la Formazione della Valle del Cavolo che è paragonabile alla Formazione del Saraceno.
Nell’area del Parco affiorano i terreni riferibili alla copertura sedimentaria, mentre non sono stati riscontrati affioramenti ascrivibili alla porzione inferiore delle Unità Liguridi rappresentate dall’Unità del Frido e delle Crete Nere (Lanzafame et al., 1979; Monaco & Tortorici, 1995).

Piattaforma Appenninica
Nella parte centro-occidentale del territorio dell’area del Parco, affiorano potenti successioni calcareo-dolomitiche (Fig. 3).
I carbonati si sono sedimentati tra il Triassico superiore e il Terziario in un’area di piattaforma compresa tra il Dominio liguride e il Bacino lagonegrese. D’Argenio et al. (1973) suddivisero il complesso in tre unità, caratterizzate da successioni differenti per spessore e facies, e quindi collocate in posizioni paleogeografiche differenti all’interno dell’ampia area caratterizzata da sedimentazione carbonatica.
Unità Alburno-Cervati-Pollino
Questa unità, che affiora estesamente sul Pollino, è presente nell’area del Parco nei pressi di Tramutola, al Monte di Viggiano e al Monte Raparo. L’Unità costituisce la porzione centrale della Piattaforma Appenninica. Si compone di sedimenti carbonatici in facies neritica, di età compresa tra il Trias medio e il Paleogene. Questi terreni sono ricoperti da una successione calcarenitica dell’Aquitaniano che passa rapidamente, nel Langhiano inferiore, a depositi terrigeni in facies di flysch (Formazioni di Cerchiara e Bifurto). Lo spessore complessivo della successione mesozoica supera i 4000 metri (D’Argenio et alii, 1973; Sartoni & Crescenti, 1962).

Unità dei Monti della Maddalena
La porzione orientale della Piattaforma Appenninica, che affiora in corrispondenza della dorsale che separa la val d’Agri dal Vallo di Diano, è caratterizzata da successioni ridotte e lacunose, spesso costituite da brecce e calcareniti. Ciò indica che la sedimentazione è avvenuta in corrispondenza di una scarpata che raccordava la Piattaforma Appenninica con il Bacino di Lagonegro. L’età di questi terreni è compresa tra il Triassico superiore e l’Eocene. A tetto sono presenti successioni calcarenitiche e silico-clastiche miocenice attribuite alla Formazione di Monte Sierio. Queste Unità sono ampiamente affioranti nell’area del Parco ed in particolare nell’area compresa tra Brienza e Paterno.

Unità Lagonegresi
Queste unità derivano dalla deformazione di un bacino originariamente delimitato a ovest la Piattaforma Appenninica e ad est dalla Piattaforma Apula. Si tratta di successioni sedimentarie deposte dal Trassico inferiore al Paleogene, che registrano un progressivo approfondimento del livello marino (Miconnet, 1988). La formazione più antica (Formazione di Monte Facito), formata da sedimenti terrigeni che includono corpi costituiti da calcari di piattaforma, rappresenta il livello di scollamento basale delle Unità Lagonegresi, e per questo motivo è estremamente deformata. Al di sopra sono presenti le tre formazioni tipiche di questo dominio sedimentario, raggruppate nella “Serie calcareo-silico-marnosa” (Scandone, 1967); si tratta dei Calcari con Selce, degli Scisti Silicei e dei Galestri. La porzione superiore delle Unità Lagonegresi (Cretacico superiore – Paleogene) è costituita da argilliti e marne rosse, con frequenti intercalazioni calcarenitiche (Flysch Rosso). Le Unità Lagonegresi affiorano ampiamente nell’area del Parco ed in particolare nell’area del Monte Sirino, lungo il versante orientale della val d’Agri e nell’area di Monte Arioso.
L’intensa deformazione che interessa le Unità Lagonegresi ha prodotto importanti sovrascorrimenti e pieghe. In particolare, Scandone (1967, 1972) ha riconosciuto la presenza di un sovrascorrimento d’importanza regionale, che raddoppia completamente la successione lagonegrese, portando la Formazione di Monte Facito al di sopra dei Galestri. Ciò può essere osservato in numerose località, come presso Monte Pierfaone, in val d’Agri nei pressi di Marsico Nuovo e Moliterno e nei dintorni del Monte Sirino (Menardi Noguera & Rea, 2000; Piedilato, 2003).
Oltre ai sovrascorrimenti, le Unità Lagonegresi sono interessate da strutture plicative, talvolta perfettamente affioranti. Si tratta di pieghe a scala ettometrica o chilometrica, spesso rovesciate, ben visibili in val d’Agri (Monte Lama, Monte Volturino) e sul Monte Sirino.

Unità Sicilidi
La porzione frontale della Catena Appenninica, compresa tra gli affioramenti principali delle Unità Lagonegresi e l’avanfossa (Fig. 3), è molto varia da un punto di vista litologico, ed è composta da formazioni di età compresa tra il Cretacico e il Miocene. Al suo interno possono essere individuate successioni argilloso-marnose e silico-clastiche intensamente deformate, attribuite da numerosi autori alle Unità Sicilidi (Lentini, 1979).
L’intensa deformazione, che caratterizza le Unità Sicilidi, rende difficoltoso il riconoscimento degli originari contatti stratigrafici e dei rapporti tra le varie formazioni (Roure et alii, 1991). Per questo motivo le ricostruzioni stratigrafiche proposte da vari autori (Ogniben, 1969; Lentini, 1979; Pescatore et al., 1988) possono essere molto differenti tra loro. Anche la provenienza paleogeografica di queste unità è oggetto di discussione, in quanto alcuni autori (ad esempio, Lentini et al., 2002) prediligono una provenienza “interna”, cioè simile a quella delle Unità Liguridi, mentre altri, come Pescatore et al. (1988), ritengono che le Sicilidi provengano dal Bacino Lagonegrese. L’intensa deformazione che caratterizza queste unità le rende talvolta paragonabili ad un mélange tettonico (Roure et al., 1991), che può essere definito come un’insieme di elementi litoidi, di varia composizione, dispersi in una matrice argillosa estremamente deformata. Questa definizione può essere applicata alle “Argille Varicolori”, una delle formazioni più tipiche e diffuse delle Unità Sicilidi, in cui gli elementi litoidi sono costituiti da marne, calcareniti, calcilutiti,&nbe passano verso l’alto ad argille siltose e di nuovo conglomerati di ambiente fluvio-lacustre, in discordanza sui depositi precedenti.

Depositi fluvio-lacustri e detriti di versante
Nel territorio del Parco i depositi fluvio-lacustri affiorano principalmente nell’alta valle del fiume Agri e nel bacino del Pergola-Melandro, attribuibili al Pleistocene (Giano et al., 1997). Molti sono i corpi di conoidi di deiezione che sono stati rilevati in queste aree e spesso occupano interi versanti che sono stati soggetti a modificazioni di origine tettonica. I detriti di versante interessano principalmente i versanti acclivi impostati sulle formazioni della Piattaforma Appenninica e del Bacino Lagonegrese.
Depositi morenici del Quaternario sono presenti su alcuni rilevi della parte sud-occidentale del territorio del Parco ed in particolare sul Monte Sirino e Monte del Papa (Acquafredda & Palmentola, 1986; De Lorenzo, 1904).

Depositi alluvionali attuali e recenti
La presenza dei depositi alluvionali, sia essi attuali e recenti, è riscontrabile lungo gli alvei dei corsi d’acqua principali del territorio indagato. Lo sviluppo areale di questi depositi è legato alla storia geologico-strutturale, alla geomorfologia delle valli ospitanti e alle variazioni nel tempo del livello di base. I depositi alluvionali recenti sono a luoghi terrazzati ed interessati da una rada copertura vegetale di cui non si trova traccia su quelli attuali perché periodicamente soggette ad inondazione. La natura litologica dei depositi alluvionali attuali e recenti è chiaramente legata alle rocce affioranti nel bacino idrografico dei corsi d’acqua.

Bibliografia Acquafredda P. e Palmentola G. (1986): Il glacialismo quaternario nell’Italia meridionale dal Massiccio matese all’Aspromonte. Biogeographia, n.s., 10,13-18. Bentivenga M. (1998): Alcune forme erosive nell’area calanchiva di Aliano – MT. Basilicata Regione Notizie n26. Bentivenga M. e Fascetti S. (1999): Le aree calanchive della Basilicata: aspetti geomorfologici e geobotanici. Biologi Italiani n25, maggio, pp 16-24. Bonini M. & Sani F. (2000b) – Pliocene – Quaternary traspressional evolution of the Anzi – Calvello and Northern S. Arcangelo Basins (Basilicata, Southern Apennines, Italy) as a conseguence of deep-seated fault reactivation. Marine and Petroleum Geology, 17, 909-927. Caldara M., Loiacono F., Morlotti E., Pieri P. & Sabato L. (1988): I depositi Plio-Pleistocenici della parte Nord del Bacino di S. Arcangelo (Appennino Lucano): caratteri geologici e paleoambientali. Mem. Soc. Geol. It., 41, 391-410. Casero D’Argenio, B., Pescatore, T., e Scandone, P., (1973): Schema geologico dell’Appennino meridionale (Campania e Lucania). Atti del conv. “Moderne vedute sulla geologia dell’Appennino”, Acc. Naz. Lincei., v. 183, p. 49-72. De Lorenzo G. (1904) – Geologia e geografia fisica dell’Italia meridionale. Laterza, Bari. Giano I. S & Schiattarella M. (2002) – Geomorfologia e neotettonica dell’alta val d’Agri. Guida all’escursione di Geomorfologia dall’alta val d’Agri a Matera. Assemblea AIGeo, Potenza, 22, 34 Giano S. I., La penna V., Piscitelli S e Schiattarella M. (1997): Nuovi dati geologici e geofisici sull’assetto strutturale dei depositi continentali quaternari dell’alta Val d’Agri (Basilicata). Il Quaternario, 10(2), 589-594. Hyppolite J.C., Angelier J., Roure F. e Casero P. (1994): Piggyback basin development and thrust belt evolution: structural and paleostress analyses of Plio-Quaternary basino in the southern Apennines. Journ. Struct. Geol., 16,159-173. Knott S. (1994): Structure, kinematics and metamorphism in the Liguride Complex, Southern Apennines, Italy. Journal of Structural Geology, 16, 1107-1120. Lanzafame G., Spadea P. & Tortorici L. (1979) – Mesozoic Ophiolites of Northern Calabria and Lucanian Apennine (Southern Italy). Ofioliti, 4,173-182. Lentini, F. (1979): Le unità Sicilidi della Val D’Agri (Appennino Lucano). Geologica Rom., v. 18, 215-224. Lentini F., Carbone S., Di Stefano A., Guarnieri P. (2002): Stratigraphical and structural constraints in the Lucanian Apennines (southern Italy): tools for reconstructing the geological evolution. Journnal of Geodynamics, 34, 141-158. Menardi Noguera A. e Rea G. (2000): Deep structure of the Campanian-Lucanian Arc (Southern Apennine, Italy). Tectonophysics, 324, 239-265. Miconnet P. (1988): Evolution mesozoique du secteur de Lagonegro. Memorie della Società Geologica Italiana, 41, 321-330. Migliorini C. (1937): Cenni sullo studio e sulla prospezione petrolifera di una zona dell’Italia meridionale. II2 Congr. Mondiale Petrolio, Parigi, 1-11. Monaco C. & Tortorici L. (1995). Tectonic role of ophiolite-bearing terranes in building of the Southern Apennines orogenic belt. Ter